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I Tre Cieli della Bibbia

Categories: Studio biblico

La gente non ci fa caso, ma la Bibbia esordisce con una frase che mette subito in chiaro l’esistenza di più cieli: del resto, in genere la gente trascura molte cose della Bibbia e spesso “cade dalle nuvole” quando su un certo argomento diciamo che la Bibbia lo diceva da millenni!

Nel principio Dio creò “i cieli” e la terra. – Gen 1:1

La così detta “settimana creativa” (in realtà si tratta di sei giorni e non di sette!) -anche se molti non vi fanno caso- inizia dopo il verso 1, con la creazione della luce di cui si parla al verso 3: infatti, i versi 3,4,5 formano un unico “periodo letterario semplice” che termina con la conclusione “e fu il primo giorno”.

A mio parere, il primo giorno comincia con il verso tre: se ne deduce chiaramente che la “creazione dei cieli” di cui si parla al verso 1 -intesi come universi circondati dagli spazi siderali e immersi nella “materia oscura”- è estranea al primo giorno: precede il primo giorno e della sua durata temporale nella Bibbia non è detto nulla!

E ciò che la Bibbia tace faremmo bene a tacerlo anche noi: è stupido fare supposizioni.

Meglio dire che nella Bibbia non se ne parla affatto e che in assenza di indicazioni chiare, tutte le ipotesi potrebbero darsi come probabili purchè non stravolgano i sei giorni creativi della vita e tutto il resto chiaramente espresso.

Personalmente, terrei i sei giorni dalla creazione separati dagli universi perché questi ultimi appaiono antecedenti al primo giorno: mi pare chiaramente che la sequenza dei “sei giorni creativi” sia direttamente riconducibile alla vita e, in particolar modo, al sistema solare.

A parte gli universi (compresa la terra –che era ancora “informe e vuota”: “informe” indica che era “senza la forma attuale”, mentre “vuota” indica che su di essa non vi era nulla, tantomeno alcuna forma di vita!), tutto il resto della creazione è avvenuto sicuramente in sei giorni letterari, compreso l’uomo.

L’espressione “così fu sera e poi fu mattina” indica il periodo temporale di 24 ore letterali!

Solo al verso 14 si parla della creazione dei “luminari” (corpi che danno luce: le stelle dei vari sistemi galattici che –evidentemente- hanno esistito per lungo tempo senza “il loro sole/i”): dunque, a mio parere, se ne deduce che gli universi -già creati- non avevano astri luminosi!!!

Al verso 16 si specifica chiaramente in merito alla creazione dei “due grandi luminari per la terra”: il sole e la luna (la luna riflette la luce del sole) e lo stesso dicasi delle stelle (gli astri luminosi dei sistemi galattici).

Da questo si deduce anche che “la luce” -che fu creata al primo giorno- non ha nulla a che vedere con gli astri: questo indica che gli astri non sono “la prima luce” della creazione perché quest’ultima era già stata creata quando questi apparvero!

Tutto questo non ha nulla a che vedere con il “sincretismo creazionista degli evangelici liberali” in base al quale Dio non avrebbe creato in sei giorni bensì in sei epoche (ere geologiche che potrebbero essere ben 15 miliardi di anni a seguito del big bang: in tal modo tutto concorderebbe con la scienza evoluzionista!): no, affatto!

Preciso, anche se non è il tema di questa dispensina- che, mentre i sincretisti reputano impossibile che Dio abbia creato in soli sei giorni letterali, Dio avrebbe potuto creare il tutto dal nulla e in soli sei minuti: che Dio sarebbe se incontrasse delle impossibilità? Certo non “il Dio dell’impossibile!”. Mat 19.26

Se Dio ha scelto di creare la vita sul pianeta terra in sei giorni, all’interno del sistema solare, avrà avuto le Sue ragioni e non certo per l’impossibilità di farlo in meno tempo! …

Se il deismo scientifico conclude che sia impossibile l’odierno perfetto sistema vitale in soli sei giorni letterari, questo dipende dal fatto che viaggia per elaborazioni umane e non divine: con una normale evoluzione si richiedono miliardi di anni per la formazione di determinati composti e, dunque, la creazione e la stessa vita avrebbero miliardi di anni.

Tutto questo esclude ogni possibilità che “i composti” si possano formare in seguito a compressioni ed evoluzioni di altro tipo: è un “partito preso nel tentativo di eliminare Dio”, è il tentativo di eliminare ogni intervento soprannaturale!

Ma il soprannaturale si impone malgrado il deismo scientifico e a nulla serve “rifugiarsi” dietro i virtuali paraventi evoluzionistici: aprirsi al soprannaturale significa essere umili e aprirsi a Dio, senza ostinarsi orgogliosamente basandosi sull’assoluto pre-confezionato e pre-costituito che Dio non esista!

Se si parte dal presupposto che la stessa vita sia una semplice evoluzione di composti organici (a loro volta derivati da causali combinazioni chimiche in seguito allo scoppio del big bang che avrebbe generato “il brodo primordiale”) partendo da una proto-cellula e fino all’Homo sapiens, mi pare che a questo punto possa esistere tutto e il contrario di tutto: ma è oscurantismo, non intelligenza scientifica.

Poi non si venga a dire che i Credenti si sono rifugiati nella religione contro ogni ragione scientifica perché –semmai- è il contrario: sono gli scientisti che si sono rifugiati nella religione scientifica pur di avversare Dio contro ogni logica!

L’esistenza di Dio non può essere eliminata da una falsa credenza deista, non credi?

Le stelle esisterebbero anche se tu dicessi che sono solo dei chiodi luminosi!

Infatti, Dio non si pone affatto il problema del sincretismo e/o del concordismo con la falsa scienza (quella evoluzionista!) …

Nella seconda lettera ai Corinzi (12,2) l’Apostolo Paolo dice di aver fatto l’esperienza di un’elevazione fino al «terzo» cielo: esso, anche dalle espressioni di Paolo (2Cor 12.4à Lc 23.43; Ap 2.7) è sinonimo di paradiso come sede eterna e increata di Dio.

• Gesù disse agli scribi e ai farisei che chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso (Mt 23,22)

• I Vangeli sottolineano che Dio abita nei cieli: Padre che è nei cieli (Mt 12,50; 18,19)

• La risurrezione esalta Gesù nel più alto dei cieli (Eb 4,14; 7,26), dove Gli è affidata ogni autorità (Mt 28,1 8): nella Gerusalemme celeste incastonata in una sorta di “scrigno extra cosmico”, rischiarato da Dio stesso (Ap 3,12; 21,5).

Alla fine dei tempi, il Signore «discenderà dal cielo: prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i salvati viventi, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria (1Ts 4,16-17à2Co 5:8).

In 1 Re 8,27, la straordinaria preghiera di Salomone, che afferma l’onnipotenza e la trascendenza di Dio, arriva a mettere in discussione qualsiasi «localizzazione» del Creatore all’interno della creazione, sia nel Tempio di Gerusalemme sia in questi «spazi ultra siderali»: dunque sottintende che <il cielo increato ed eterno di Dio> è a parte, oltre la creazione stessa.

«Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita!».

Il cielo apre e chiude la Scrittura (Gen 1,1: «Dio creò il cielo e la terra»; Ap 21–22: la <nuova> Gerusalemme che scende dal cielo).

Dio è il “Creatore dei cieli”: Gen 2,4; 14,19; Es 20,11; Est 4,17; Is 37,16; Ger 32,17; Sal 114,15; At 14,14; Ap 14,7.

Il binomio «cielo-terra» intende tutto l’esistente (Gen 1,1; Is 50,2), ma spesso ci troviamo di fronte ad una struttura tripartita dell’universo:

• il cielo

• la terra (e il mare): il globo terracqueo

• il mondo sotterraneo (metafora degli inferi, lo šhe’ol)

e al di sopra di tutto Dio, Creatore e garante dell’ordine cosmico (cielo atmosferico, cieli-universi e terra-atmosfera).

 

La Bibbia non dà un’idea del cosmo come qualcosa a sé, indipendente e a sé stante: l’idea che ne da è in rapporto a ciò di cui è “abitato”.

Il concetto di “cosmo abitato” ci riporta a concetti odierni sempre più usati come gli “alieni” che girerebbero le galassie con le loro astronavi super sviluppate: nulla di questo!

Non ci sono alieni, ma altri tipi di “abitanti cosmici-galattici” e noi terrestri non siamo l’esperimento di una inseminazione aliena che si sarebbe evoluta sulla terra e che loro verrebbero di tanto in tanto a controllare!

✓ Il cielo è “abitato” dalle stelle-sistemi stellari (Gb 9,9; 38,31).

Tra questi, oltre la terra e la luna, vi sono anche due pianeti nominati nella Bibbia: Venere («astro del mattino»: Is 14,12) e Saturno («Chiion»: Am 5,26).

Contro la tentazione di abbandonarsi al culto delle stelle, la Bibbia rimarca che sono semplici creazioni di Dio (Gen 1) e il culto va solo a Dio. Mat 4.10

✓ E, oltre a questi, tutto il resto che si vede e/o si ipotizza come parte degli innumerevoli universi.

✓ Infine, i “luoghi celesti” sono abitati anche dagli angeli decaduti: i demoni.

Essi sono i così detti “alieni” e sono ben capaci di costruire astronavi e/o altro che possa abbagliare la gente per allontanarla da Dio: sono anche capaci di spacciarsi per “angeli di Dio”, per “creatori”, per “creature extra terresti”, e tanto altro ancora.

L’astro luminoso del <nostro> cielo è il sole (infatti, noi siamo “parte del sistema solare”): il suo corso regolare e la sua forza sono il segno di stabilità e di ordine del <nostro> sistema galattico (Gen 8,22; Sal 19).

Nella rilettura del NT, il sole diviene simbolo metaforico di Cristo: Lc 1,78 («verrà a visitarci dall’alto il sole della giustizia che sorge»).

Il cielo <dei cieli> è la sede di Dio (Gn 14,18; Sal 33,13-14; Is 66,1; Mt 6,9).

Anche Gesù lo conferma: «Padre nostro, che sei nei cieli» (Mt 6,9).

Ed ecco perché è diventato sinonimo di Paradiso.

Qualcuno ipotizza che gli strati del cielo siano sette, abitati via via dagli angeli, nella misura della loro vicinanza a Dio, ma questo deriva solo da un condizionamento letterario-fantasioso…: Dio risiederebbe nell’ultimo cielo (ecco perché si dice: «sentirsi al settimo cielo» …).

Ad ogni modo è certo che Dio siede al di sopra <dei cieli> e distende la volta celeste come la tenda in cui abita (Is 40,22; 1Re 8,27).

✓ La distanza tra il cielo e la terra è simbolo della trascendenza divina (Is 55,9)

✓ La nuvola è simbolo del mistero di Dio, perché lo «vela» agli occhi della terra (Es 13,21; 14,19-20; 19,16-25; 24,15-18; 33,9-11; Nm 12,5-10).

✓ Nel NT il cielo è la dimora della Parola, prima del tempo (Gv 1) e poi, una volta asceso e per sempre, sullo stesso trono del “Padre” (Ap 22,1): la Persona chiamata “la Parola” era ed è Dio da sempre!

✓ E già prima del giudizio finale, i cieli si dilegueranno … 2Pie 3.7-12

Nel cielo eterno ed increato, dove abita dall’eternità Dio e la Sua corte celeste (Col 1,20), si ritroveranno “i giusti” (i salvati):

• nella pace eterna (Fil 3,20),

• al cospetto di Dio (Ap 3,21),

• alla Sua destra quale <moglie dell’Agnello>… (Dio-Padre sarà a sinistra di Dio-Parola: Questi sarà al centro del trono)

• sul trono di Dio (nella Persona dello Spirito Santo)!

 

ALCUNE DICHIARAZIONI BIBLICHE

Le stelle del cielo, il cui numero è incalcolabile, saranno la misura “metaforica” della discendenza che Dio avrebbe concesso (ha concesso) ad Abramo e nella quale saranno benedette tutte le genti (Gen 22,17-18; Dt 1,10).

La storia della salvezza comincia con un invito a scrutare il cielo…

 

Il sogno di Giacobbe, con la scala che unisce cielo e terra, e gli angeli che scendono e salgono (Gen 28,10-17) diventa simbolo metaforico della provvidenza, e della cura di Dio per i Suoi figli.

Questa <figura> è ripresa poi in Gv 1,51 nel dialogo con Filippo, dove <la scala> diventa Gesù stesso, una volta «elevato».

«Il Signore si è affacciato dall’alto del Suo santuario, dal cielo (il Suo) ha guardato la terra, per ascoltare il gemito del prigioniero, per liberare i condannati a morte» (Sal 102,20-21; Is 66,2; Mt 6,11).

Gesù stesso, che procede dal “Padre” e a Lui ritorna, viene dal cielo (il Suo) e tornerà al cielo (il Suo) (Gv 3,13; 6,62; Mc 16,19): Egli è il pane vivo «disceso dal cielo»; al Suo battesimo sono i cieli ad <aprirsi> (Lc 3,21).

 

Nella testimonianza degli Atti degli apostoli è il cielo aperto che Stefano, primo martire Cristiano, vede comparire in occasione del suo martirio (At 7,55-56).

Fra i brani del NT, con un collegamento al cielo e ai suoi fenomeni, domina senza dubbio l’episodio narrato da Matteo a proposito dei Magi: essi «scrutano il cielo» e riconoscono il momento della nascita del Messia, in base a un fenomeno astronomico di cui osservano (e forse prevedono) l’evolversi quando ancora sono lontani (Mt 2,1-12).

Probabilmente dietro la loro conclusione vi è la profezia presente in Num 24,17…

Lo vedo, ma non ora; lo contemplo, ma non vicino: un astro sorge da Giacobbe, e uno scettro s’eleva da Israele, che colpirà Moab da un capo all’altro e abbatterà tutta quella razza turbolenta. – Nu 24:17

Interessante anche l’episodio della vita di Gesù in cui i Farisei, per ottenere una dimostrazione «sperimentabile» della Sua Deità, chiedono che Egli invii «un segno dal cielo», cioè dalla sede di Dio (Mt 16,1-4).

Ad essi Gesù risponde con un’analogia: come gli uomini sono capaci, dall’attenta «osservazione del cielo», di trarre conclusioni veritiere sul clima e sulle evoluzioni dell’atmosfera, così devono essere capaci di riconoscere altri segni, ugualmente eloquenti, che mostrano la presenza di Dio in mezzo a loro, fra i quali il «segno» per eccellenza, quello della Sua morte e risurrezione (Mt 12,39-40; Gv 2,19-22).

A rendere difficile questo riconoscimento, come testimoniato anche da altri passi evangelici (Gv 15,22-24), non è l’ambiguità o la poca chiarezza dei segni dati da Gesù, ma piuttosto il cuore umano-naturale chiuso in sè stesso, chiuso alla rivelazione di Dio!

• Troviamo anche l’ascensione di Gesù al cielo (Lc 24,50; At 1,6).

• Ancora: «i cieli e la terra passeranno» (Mt 5,18; Mc 13,31; Lc 21,33).

• la Gerusalemme gloriosa discende col Cristo Suo sposo a inaugurare il banchetto nuziale escatologico che durerà ben mille anni!

 

Da quanto visto (e molto altro si potrebbe dire ancora!), confortati da molti testi biblici e al di la della letteratura fantascientifica e fantareligiosa, è più che lecito trarre le seguenti conclusioni:

1. Esiste <il nostro cielo>: si tratta dell’atmosfera e dello spazio all’interno del sistema solare. POSSIAMO DEFINIRLO IL PRIMO CIELO.

2. Esiste <il cielo> degli universi (spazi ultra siderali <abitati> da altri sistemi stellari. POSSIAMO DEFINIRLO IL SECONDO CIELO, OPPURE <I CIELI>.

3. Esiste <il cielo di Dio>, la Sua dimora eterna: a differenza dei primi due cieli essa è <increata> e al di sopra di tutti i cieli (oltre e al di fuori). POSSIAMO DEFINIRLO IL TERZO CIELO, LA DIMORA ETERNA DI DIO, DEI SUOI ANGELI E DI TUTTI I SANTI.

 

Per una maggiore completezza, inserisco stralci e spunti di riflessione ritagliati da siti internet e che dimostrano una volta di più quanto siamo davvero negli ultimi tempi!

Ammetto che Wikipedia è onesta nell’articolo che segue, ma va anche riflettuto come certe posizioni protestanti si stiano discostando sempre più dalla Scrittura.

 

E’ SICURO CHE DIO RISIEDE NEL TERZO CIELO? (Ottimo articolo tratto da Wikipedia)

Forse non tutti sanno che nella grammatica ebraica esisto tre forme numerali, il singolare, il plurale e anche la forma duale.

Il duale, lo dice la stessa parola, indica tutto ciò che è più di uno e meno di tre.

Il plurale ebraico cambia da plurale maschile e plurale femminile.

Non è mia intenzione dare lezioni di grammatica ebraica (non potrei anche se lo volessi), vorrei solo far notare questa regola per entrare nel contesto di alcune parole della Bibbia, parole che sono state tradotte male nelle versioni più “moderne”, appositamente o involontariamente, ma che riportano un concetto del tutto diverso dall’originale.

Nella grammatica ebraica esiste il plurale maschile che ha come desinenza il suffisso «iym»; il plurale femminile che ha come desinenza il suffisso «ot»; il plurale duale che ha come desinenza il suffisso «aiym». Tutte le parole con suffisso “aiym” sono duali, una regola semplice e inequivocabile.

Prendiamo adesso uno dei versetti della Bibbia dove troviamo questa regola che non viene rispettata o tradotta male: il primo versetto della Genesi.

✓ Nella versione Cattolica “La Bibbia di Gerusalemme” si legge “In principio Dio creò il cielo e la terra”;

✓ Nella versione Riveduta leggiamo: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra”: già qui possiamo notare una differenza.

• nella versione Cattolica il cielo è uno solo, al singolare, mentre

• nella versione evangelica (Riveduta) il cielo è al plurale: ce n’è più di uno.

La traduzione esatta dei testi masoretici dice:

“Bereshìt barà Elohiym et hasshamaiym v’et ha’arets”.

Si traduce con “In principio Elohiym (Dii) creò i cieli e la terra”.

Quello che dobbiamo notare in questo versetto è la forma duale di cieli: “hasshamaiym”.

La desinenza del suffisso finale è “aiym” .

In questo versetto ci sono tutti e due i plurali Eloh(iym) e hassham(aiym).

Mentre Eloh(iym) indica un plurare (più di due), hassham(aiym) indica un plurale più di uno e meno di tre.

Cosa significa? Significa che Elohiym, “Dii” creò/arono non uno ma due cieli.

Se poi prendiamo in considerazione che Elohiym (Dii) risiedeva già in un cielo preesistente a quelli creati, i cieli in tutto sono tre.

Quindi, la Bibbia ci parla di tre cieli e non di uno solo.

 

La realtà dei tre cieli è confermata anche dall’apostolo Paolo quando dice di essere stato rapito fino al terzo cielo. 2Cor 12.2

Se l’apostolo usa l’espressione “fino al terzo cielo” significa assolutamente che il terzo (cielo) era quello più importante, quello in cui risiede Elohiym, nel cielo al di sopra dei cieli, nel cielo eterno e increato.

 

Sciamani astrali e carismaticisti (N.M.)

Non è neppure un caso che a interessarsi di «Evangelo nelle stelle» siano i cosiddetti «sciamani astrali», i quali mostrano molte simpatie per i carismaticisti, che considerano “sciamani cristiani”.

Rimando a un interessante articolo, da cui traggo la seguente citazione: «Secondo la teoria del Vangelo nelle Stelle, prima che i linguaggi scritti diventassero accessibili al genere umano, i Vangeli, e il messaggio di Dio all’umanità, erano impressi nel cielo. Soltanto più tardi furono tradotti in parole e presero forma attraverso le scritture. […]

Questa visione, sebbene apparentemente molto antica, fu ufficialmente formulata nel 1863 da Frances Rolleston in “mazzaroth”, ovvero la parola ebraica che indica i 12 segni dello Zodiaco, e più tardi da E.W. Bullinger in Witness of the Stars (La Testimonianza delle Stelle) e Joseph Seiss, in Gospel in the Stars (Il Vangelo nelle Stelle).

In tempi recenti la teoria è stata promossa specialmente da Dennis James Kennedy, uno dei più popolari tele-evangelisti americani, con The Real Meaning of the Zodiac (Il vero significato dello Zodiaco), Thomas Horn in The Gods That Walk Among Us (Gli Dei che camminano tra noi), e altri ministri cristiani. Questi autori riconoscono che, per quanto andiamo indietro nel tempo, tutte le culture hanno gli stessi segni dello zodiaco e il cielo come riferimento principale per la conoscenza.

Il presupposto fondamentale di tutta questa strampaleria è che la rivelazione perfetta di Dio era già disponibile nelle stelle sin dalle origini e andò perduta solo dopo la caduta dell’uomo, che è anche un evento descritto da tutte le culture.

Come risultato, la rivelazione originale si distorse gradualmente man mano che si affermava la separazione».

Tra i carismaticisti va ricordato W.M. Branham, l’auto-nominato «Elia» e falso profeta antitrinitario.

Chiaramente, tutte queste sono solo supposizioni speculative per le quali non c’è alcuna vera base esegetica.

Come si vede, la base originaria di tale teoria proviene dalla gnosi giudaica, poi cristianizzata dal C.R..

Oltre ai seguaci della Torre di guardia, i suoi maggiori sostenitori sono da trovarsi fra l’avventismo, i carismaticisti e il giudeo-cristianesimo speculativo.

E si deve anche far notare che E.W. Bullinger era sostenitore di una visione estrema del dispensazionalismo chiamato «ultradispensazionalismo».

Avrà letto anche questo sistema speculativo nelle stelle?

[Per l’approfondimento si veda in Nicola Martella (a cura di), Escatologia biblica essenziale. Escatologia 1 (Punto°A°Croce, Roma 2007), gli articoli: «Il dispensazionalismo», pp. 45-49; «Lo schema dispensazionalista», pp. 50-63; «I pericoli dei sistemi teologici», pp. 71ss. Si veda in Nicola Martella, Manuale Teologico dell’Antico Testamento (Punto°A°Croce, Roma 2002), gli articoli: «I patti e gli altri approcci», pp. 31-53; «Dispensazionalismo e l’AT», pp. 146-149; «Sistemi teologici», pp. 332ss.]

E.W. Bullinger aveva anche un forte interesse per la speculazione numerologica.

Non meraviglia che Danilo Valla, Argentino Quintavalle e altri che li seguano nutrano la stessa passione per una numerologia spiritualizzata tipica del carismaticismo.

 

L’astrologia nacque in Sumer (Iraq).

Le più antiche tavolette astronomiche sono osservazioni astronomiche e non contraddicono Genesi 1,14-17, dove si dice che Mosè scrisse “le stelle sono segni per giorni, ricorrenze e stagioni”.

Solo dopo, gli astrologi iniziarono le prime predizioni e oroscopi, che riguardavano popoli interi e sovrani: e non già l’ossessiva predizione che caratterizza gli oroscopi attuali, indirizzati a «pioggia» (tipo «’ndo kojo kojo»).

È ridicolo, ma le coppie si sfasciano, dopo anni di felice coabitazione… perché hanno «scoperto» che astralmente non sono compatibili!

Un ragazzo preparato in un determinato lavoro se lo vede rifiutare per via d’una cretinata che si chiama: «segno astrale».

Sono talmente indignato che, quando me lo chiedono, dico espressamente che io sono fuori dai segni zodiacali… a prescindere dal giorno della mia nascita!

 

Danilo Valla afferma che i magi «lessero» nel cielo il momento della nascita del Messia, questa lettura dipese sempre e comunque dalle precedenti profezie bibliche.

Nel libro di Daniele esiste una precisa profezia che riconduce all’anno della crocifissione.

Detto ciò, per misericordia di Dio e per i Suoi benevoli disegni, è sempre possibile che per una «via» tortuosa si arrivi a comprendere una data verità.

Ma questa «via» rimane sempre un abominio davanti a Dio!

I miti degli antichi (favole e leggende tramandate nella storia di tutti i tempi) sono una «invenzione», essi sono espressi in un linguaggio che dovrebbe essere decriptato, si tratta d’avvenimenti astronomici o di fatti storici che riguardano appunto gli antichi dèi.

I più antichi miti hanno qualche fondamento storico tratto da fatti accaduti e/o verosimili, e quelli successivi sono le variazioni della volta celeste: le costellazioni si muovono e cambiano posizione rispetto all’orizzonte.

Vi è molta difficoltà nell’interpretazione, molto fantasiosa e poco scritturale, della “Parola di Dio scritta nelle stelle”.

 

Anche altri personaggi come C.T. Russel e la E.G. White amavano molto tale tipo d’interpretazione, collocando il corpo risorto del Signore in due diverse costellazioni dell’universo visibile…

Fra le dottrine sostenute da Russell, egli è ricordato anche per la sua originalità: ad esempio, quella secondo cui Dio abitava nella zona della costellazione delle Pleiadi (Studi Delle Scritture; C.T. Russell vol. 3 pag.237).

Alla luce delle recenti scoperti scientifiche, tale dottrina venne abbandonata dai TDG negli anni 50 del Novecento: essi dissero che vi avevano creduto come aveva fatto anche il loro fondatore, ma ora non vi credevano più!

C.T. Russel era il fondatore del gruppo religioso chiamato poi «Torre di guardia» o «Testimoni di Geova».

Egli era un appassionato di piramidologia, un metodo di divinazione basato sull’interpretazione esoterica delle piramidi.

La sua tomba a forma di piramide si trova in un cimitero della massoneria.

E.G. White era la «profetessa» degli Avventisti e si trastullò col “famoso ed occultista mistero di Orione”…. persino strumentalizzando Giob 38.31!!!

Per l’approfondimento si veda in Nicola Martella (a cura di), Escatologia fra legittimità e abuso. Escatologia 2 (Punto°A°Croce, Roma 2007), gli articoli: «Dall’avventismo al geovismo», pp. 108-113; «Testimoni di Geova quali compagni di via?», pp. 118-122; «Panorama dell’attività predizionale dei Testimoni di Geova», pp. 123s.

Purtroppo, anche se per altri versi, negli ambienti carismatici sta prendendo piede l’uso di leggere in determinate pagine della Bibbia tutti gli eventi della storia, da epoche lontane fino alla distruzione delle Torri Gemelle: in tali ambienti si specificano anche, in base a determinati calcoli pseudo-informatici, vita, morte, e miracoli (si fa per dire) di personaggi politici, storici e cristiani. (Si può reperire qualche video sul tema, nella tanto osannata stazione televisiva T.B.N.).

 

Se Paolo e Pietro mettevano in guardia contro i miti giudaici (le favole: 1 Tm 1,4; 4,7; Tt 1,14; 2 Pt 1,16), quanto più vale questo per i miti pagani cristianamente riverniciati? –Sono sempre favole.

Uno dei segni del tempo della fine sarà proprio questo:

«Non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d’udire si accumuleranno insegnanti secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno ai miti (alle favole)» (2 Tm 4,3s).

Se le favole ti piacciono più della realtà seguile pure, ma sappi che sono invenzioni col tentativo di nasconderti ciò che è reale e che ti potrebbe salvare: esse ti portano lontano dall’Unica Persona che possa salvarti.

Del resto, persino la favola di Pinocchio è più conosciuta della Bibbia: se ti piace stare dalla parte della maggioranza, resta pure dove sei e insieme alla maggioranza te ne andrai certamente all’inferno per aver trascurato la Verità.

La scienza popolare è “deista”, ha preso il posto di Dio e questo porterà all’inferno tutti coloro che la seguono come se fosse Dio perché si autoescludono dalla possibilità di salvarsi eternamente.

E per “inferno” intendo un luogo di tormento eterno! Ap 20.10

MC

Evangelici a Milano
Author: Evangelici a Milano

Siamo Cristiani che credono nel Vangelo di Gesù Cristo. Vogliamo seguire e praticare ciò che egli stesso ha insegnato. In ogni tempo ci sono stati Cristiani autentici che hanno desiderato un ritorno al Vangelo, alla Sua purezza e sufficienza. Noi desideriamo fare la stessa cosa.